Pubblichiamo un intervento della nostra candidata a sindaco, Lavinia Vivian, che racconta la sua esperienza come insegnante d’italiano ai migranti, maturata nell’ambito di uno Sprar, il sistema di protezione e accoglienza dei rifugiati che anche Mira sta per conoscere (sebbene troppo tardi). Abbiamo appoggiato la campagna Refugees Welcome in Riviera, siamo stati aiutati dopo il tornado dell’estate 2015, è sempre più il caso di dire: restiamo umani!

Leggo in questi giorni che il Comune di Mira ha aderito al progetto nazionale SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati). Il mio primo pensiero è stato: «Era ora!». Ma subito dopo, il secondo: «Perché non lo abbiamo fatto prima?».
Ciò che mi ha lasciata più interdetta sono i motivi: perché dichiarare di avervi aderito con lo scopo di “esentare la città da ulteriori arrivi”? Mi sembra un controsenso, oltre che un’affermazione che strizza visibilmente l’occhio alla destra intollerante, con inquietante ambiguità, da parte del M5S.
Sia chiaro: lo scopo degli SPRAR non è quello di fermare gli arrivi, casomai quello di gestire le attuali presenze con servizi di miglior qualità.
A differenza di Mira, molte amministrazioni si sono rifiutate di accogliere (sia a destra che a sinistra, beninteso!) i migranti che spettavano loro secondo le ripartizioni prefettizie e le quote pro capite, ed è anche per questo che Mira ospita più del doppio dei migranti previsti. Ma questa non è una scusante: stiamo parlando innanzitutto di persone, con le stesse necessità che hanno tutti gli esseri umani, e che non possono essere ghettizzate come sta succedendo ad esempio a Giare. Come tutti gli altri cittadini in difficoltà, devono essere aiutate a “camminare con le proprie gambe”, con in più l’ostacolo, per loro, di trovarsi in un Paese che non è il proprio.
Credo allora che il primo vero strumento per un’integrazione reale, che sia formazione e non assistenzialismo, sia la lingua. Grazie all’università ho potuto sperimentare in prima persona un’esperienza di insegnamento della lingua italiana nello SPRAR del Comune di Padova (e posso assicurarvi che non ho preso malattie e non sono stata morsa da nessuno): molti dei miei studenti si sono dimostrati profondamente grati per l’opportunità ricevuta.
Del resto, tutto diventa più facile quando si hanno le parole per comprare il pane, per chiedere dove sia il bagno, per avere delle informazioni salendo su un autobus; le parole per dire un «Ciao! Come stai?», per fare nuove conoscenze e stringere relazioni. Qualcuno di loro si è appropriato dell’italiano a tal punto da sceglierlo come lingua per scrivere delle poesie.
Perché continuare a credere che sia meglio ingabbiarci in un individualismo egoista, che provoca solo malumore e isolamento? Torniamo ad essere più umani, più gentili, torniamo ad aiutarci l’un l’altro. È anche per questo che poche settimane fa ho partecipato alla Marcia per l’umanita di Veneto Accoglie, cui riferiscono le immagini.

Leggendomi, alcuni tacceranno il mio intervento come “buonista” o riproporranno il mantra ritrito: «Perché non te li porti a casa tua?». Rispondo volentieri:
– esattamente “buonista” a cosa corrisponde? A “cordiale e capace di provare sentimenti”? Perché allora sì, sono buonista;
– non li porto a casa mia perché ci sono già degli strumenti istituzionali, che finanzio personalmente con le tasse che pago, e che sono adibiti anche all’accoglienza e all’integrazione;
– quanti di costoro, tanto interessati a ridare dignità agli italiani, ospitano in casa un disoccupato italiano, gli offrono un lavoro, o semplicemente gli danno una mano?

Mi sembra di assistere a un’inutile guerra tra poveri, dove gli unici a ridere sono i ricchi e i potenti.