Riportiamo le domande e le risposte di Lavinia Vivian nel dibattito tra candidati a sindaco tenutosi ieri sera, martedì 2 maggio, alla biblioteca comunale di Oriago.
1. Mira è un territorio complesso, articolato, divisa come è in sette frazioni. Siamo ad Oriago: quale è nel programma di ciascuno il primo intervento -quello più urgente- che propone per Oriago, ed entro quanto tempo immagina di poterlo realizzare?
Secondo noi l’intervento più urgente per Oriago riguarda la sicurezza idraulica. Dal momento che le fognature sono insufficienti e in alcune zone addirittura inesistenti, crediamo sia necessario dragare i due fossi di Oriago sud -il Calleselle e il Bosco- per permettere alle acque di defluire e per prevenire le alluvioni. Da anni non vengono ripuliti dei fanghi che si sono accumulati, e in caso di precipitazioni critiche il rischio è che si allaghino non solo i campi circostanti e le poche case che ci sono intorno, ma anche la parte meridionale di via Calleselle e via Sabbiona. Per realizzare il progetto ci vorrebbe un anno di tempo per ciascun fosso e il costo si aggira attorno ai 130mila euro. Mattia Donadel, consigliere uscente, si era già impegnato in questa direzione riuscendo ad ottenere nel 2013 degli stanziamenti per poterlo fare, grazie a un emendamento al bilancio, ma quella somma è stata progressivamente ridotta e infine scomparsa dal piano triennale delle opere pubbliche. Questo intervento ovviamente non deve distogliere l’attenzione da altre parti del territorio, prime fra tutte le progettualità riguardanti i ponti, la viabilità, l’edilizia scolastica (bagni, mensa e cortile della scuola “Goldoni”) e il recupero di Forte Poerio. Inoltre, iterventi urgenti ma di cui non abbiamo ancora quantificato tempi e spesa riguardano sicuramente la viabilità nella zona delle scuole -in via Marmolada e vicino la Steineriana- e il ponte qui di fronte alla biblioteca: vorremmo proporre di sgravare il traffico della Riviera chiedendo la riapertura del casello di Dolo, nonché avviare delle trattative -come già sollevato le scorse settimane con un intervento ad hoc- per ridurre le spese di gestione e manutenzione dei sette ponti mobili.

2. Molti miresi sono impegnati in associazioni volontaristiche di vari ambiti: quali proposte per l’associazionismo sono presenti nei vostri programmi? E a favore delle associazioni sportive?

La nostra lista è composta in larga parte da persone attive nell’associazionismo, quindi conosciamo con mano le difficoltà di questo settore. Crediamo sia necessario innanzitutto sburocratizzare le procedure, che al momento sono davvero scoraggianti: magari creando uno sportello unico per moduli, permessi, e ogni ulteriore necessità. Faciliteremo le attività delle associazioni abbassando il costo degli spazi (tanto per intenderci: noleggiare questa sala costa più di 220 euro a chi non fa parte di un’associazione); metteremo in rete le realtà associative che già esistono e spesso non si conoscono, per innescare un circolo virtuoso in cui sia più facile realizzare degli eventi. Nello specifico, per quanto riguarda le associazioni sportive, si possono ridiscutere le convenzioni per permettere l’accesso agli impianti anche a chi non è tesserato (mi viene in mente il campo di atletica a Valmarana); ci sono poi delle aree da recuperare, per esempio i terreni del tennis club in via Lago di Albano, dove esiste un campo da calcetto perennemente vuoto: quel campo va sistemato, promosso e utilizzato il più possibile, anche per ammortizzare le spese occorse a costruirlo e a renderlo fruibile.

3. Oriago continua ad avere in sé un senso profondo di comunità, di appartenenza: è un paese in cui ancora tutto sommato ci si conosce e ri-conosce tutti. L’amministrazione può lavorare per accrescere questo senso di comunità ad esempio favorendo l’incontro tra generazioni diverse, tra giovani e anziani, tra bambini e adulti?

L’intergenerazionalità è un argomento che ci sta parecchio a cuore. Ricollegandomi a quanto detto nella risposta precedente, ritengo che le associazioni siano una grandissima risorsa e giochino un ruolo determinante nel generare senso di comunità, e che quindi siano le prime a dover essere aiutate. Proprio qui a Oriago c’è il Centro Anch’Io il quale organizza laboratori e attività che permettono l’incontro intergenerazionale sia sul versante solidale che su quello culturale e ludico; c’è l’azienda agricola Casa Calin dove alcuni ragazzi richiedenti asilo -ma anche dei nostri concittadini in difficoltà- collaborano nella coltivazione dell’orto solidale con i metodi di una volta. È così che si aprono possibilità di interazione concreta con il territorio e con le persone che ci abitano, senza contare che queste pratiche potrebbero diventare un’attività di lavoro. Sarebbe bello favorire contesti in cui i giovani possano ad esempio insegnare agli anziani come usare le tecnologie, e che a loro volta gli anziani con dei laboratori manuali trasmettano ai più giovani i mestieri di una volta, le loro conoscenze, in modo che queste tradizioni artigianali non vadano perse, assieme alla memoria di ciò che è stato, magari da registrare e digitalizzare. Non basta solo facilitare le associazioni e le loro attività, ma bisogna anche creare degli eventi di qualità, magari ricorrenti, come i mercatini e giornate a tema, pranzi e feste di quartiere sul modello delle social street per ricucire dei rapporti sociali che partono dal vicinato e arrivano alla città intera. Portare i nonni negli asili e i bimbi nelle case di riposo per mutua compagnia e conoscenza, organizzare iniziative di recupero dei vecchi giochi -oltre che dei vecchi mestieri- che ancora possono appassionare le giovanissime generazioni. Ma anche favorire una integrale conoscenza dei luoghi vissuti, con visite guidate “esperenziali”, legate anche a ciò che è accaduto negli anni e non solo alla geografia: questa stessa biblioteca può essere indicata allo scopo. Inoltre, nei limiti del possibile, un servizio di assistenza per far incontrare tra loro le diverse esigenze, dal baby sitting alla spesa a domicilio.

4. Compito della politica dovrebbe essere non solo quello di affrontare le emergenze e le criticità ma in un certo qual modo delineare, pre-costruire il futuro: come immaginate la Oriago del 2022 (anno in cui terminerà questo nuovo mandato)?

Dovessimo planare ed elevarci sopra le case, i parchi, le strade e il fiume, vedremmo una città dove i bambini si riappropriano delle strade, vanno a scuola sicuri e giocano liberi dal rischio di essere investiti oppure ostacolati da troppe auto. Vediamo la piena autonomia energetica di Oriago, vediamo recuperati i trosi, reso effettivo il progetto del pane logistico (realizzato con farina mirese a km zero) nelle mense della città, Forte Poerio di nuovo aperto e capace di generare interazioni positive, proseguito il percorso pedonale fino a villa Valmarana. Una città con più negozi di prossimità e meno spazi per la grande distribuzione, con più strisce pedonali lungo la Romea e meno traffico pesante, con più energia rinnovabile e meno petrolio. E soprattutto che sappia tornare punto di riferimento per l’intera Riviera, individuando nella nostra specificità un punto di forza e non di debolezza, come invece intendono i fautori dell’asservimento alla città metropolitana di Brugnaro e quelli di un isolazionismo fine a se stesso. Nella città che vogliamo per il 2020 vengono prima le donne, gli uomini, i bambini, gli animali, e poi gli interessi; una città più attenta a chi è in difficoltà, con meno persone senza casa; una città con più parchi e meno cemento; con più aria pulita, meno smog, meno catastrofi; una città che usa meno energia fossile e più energia rinnovabile; con più bici e meno auto; con più bambini che vanno a scuola da soli e meno traffico; con un numero maggiore di miresi orgogliosi della propria città e che hanno voglia di restarci, e meno cittadini che cercano servizi altrove; una città più autonoma e municipalista, meno dipendente da poteri esterni; una città meno isolata e più protagonista, come punto di riferimento della Riviera; una città in cui ognuno trova ciò di cui ha bisogno.

5. Non ci si può nascondere che uno dei temi caldi della campagna elettorale sarà il sistema di raccolta rifiuti porta a porta. Vi chiedo di indicare se, nel vostro programma, siano previste delle migliorie, e quali.

La differenziata porta a porta è la strada giusta ma è stata applicata malissimo. Noi siamo contrari alla termovalorizzazione dei rifiuti perché questo genera un inquinamento molto pericoloso, eppure ci si è affidati a Veritas senza un consulente terzo, pur sapendo che Veritas è ostile a questo sistema, dal momento che gestisce l’impianto termovalorizzatore di Fusina, e che quindi più si differenzia più per loro è un problema. Crediamo serva innanzitutto una campagna di informazione e sensibilizzazione per permettere alle persone di capire l’importanza di questa operazione, che richiede una maggiore responsabilizzazione dei cittadini che non è automatica; in secondo luogo bisogna modellare la differenziata sulle diverse esigenze dei cittadini, quindi intendiamo ripristinare i cassonetti stradali del verde e ramaglie, ma con la chiavetta, in modo che paghi il verde solo chi lo ha, oppure trovare dei terreni custoditi da adibire al compostaggio di quartiere. Bisogna rivedere il regolamento comunale sulle isole ecologiche e le piazzole ecologiche condominiali esterne, che in alcuni casi sono state collocate troppo distanti, e introdurre la possibilità del secco unico per i condomini; bisogna fare le pulci a Veritas sui costi del contratto di servizio, visto che c’è stato un aumento dei costi che probabilmente è legato più alla loro necessità di coprire i costi legati alla gestione della società e non solo quelli legati al servizio erogato. Si potrebbe creare un ecocentro di raccolta anche a Mira, magari in via D’Acquapendente o nella zona industriale di Giare, e fare in modo che il tesserino magnetico permetta effettivamente un accesso più rapido a questa struttura, senza bisogno di andare a fare lunghe code a Mirano e senza compilare moduli cartacei.

Ad ogni candidato sarà chiesto di indicare un punto programmatico del proprio programma che lo distingue da quello dei suoi avversari.

Cambiare la ripartizione interna del bilancio e di acquisizione dei fondi dall’esterno: non più colate di cemento, grandi opere e speculazioni edilizie (vedi Veneto City), bensì destinare risorse crescenti a non lasciare indietro nessuno. Partendo dalla casa, che deve diventare un diritto effettivo attraverso innovative assegnazioni dell’esistente -ad esempio in accordo coi piccoli proprietari di seconde abitazioni- e dal welfare dei servizi sociali: perché la sicurezza non può essere solo quella percepita (e tra l’altro una percezione poco effettiva nel riscontro con la realtà). con riferimento a criminalità e presenze esterne, ma è quella che solo una rete di protezione sociale e pubblica possono dare. E che deriva anche dal vivere in un ambiente salubre: per noi la terra, l’acqua, l’aria non sono nemici da sfruttare ma alleati che ci consentono di vivere meglio reciprocamente, beni comuni di cui preoccuparci e di cui garantire davvero la sicurezza visto che sono messi a repentaglio.

Ad ogni candidato saranno concessi tre minuti per un messaggio finale agli elettori.

Se pensassimo che tutto quello che è stato fatto dalle precedenti amministrazioni andasse bene, non ci candideremmo. Invece, pur avendo approvato alcuni provvedimenti degli ultimi cinque anni (altri invece li valutiamo insufficienti, realizzati male oppure del tutto vacanti), abbiamo costruito un programma di soluzioni concrete e specifiche, per ogni singola parte del territorio comunale. Lo facciamo in forza di un’attività quotidiana e non finalizzata al voto elettorale, da parte di candidati consiglieri che si sono impegnati nei comitati e associazioni più vicini al cittadino, e che continueranno a farlo in quella veste anche dopo il voto. Chiediamo il voto perché la nostra idea e visione di Mira è diversa da quella di tutti gli altri, e perché esistono interi settori della popolazione -specie quelli più deboli e in difficoltà- che hanno bisogno di rappresentanza. Chiediamo il voto a chi è d’accordo con noi e condivide i nostri valori: perché non faremo compromessi con chi inquina, con chi discrimina in base al sesso o al colore, con chi delocalizza le aziende e licenzia lavoratori e lavoratrici miresi. Abbiamo la forza della mia gioventù e l’esperienza di chi non ha mai comandato in questa città.