“Questa mattina mi sono svegliata, ho acceso la tv, mentre bevevo il mio cappuccino, in cucina, ho appreso che oggi è il 17 maggio, non un giorno qualunque, è la giornata mondiale contro l’omobitransfobia.

E così, mi sono presa un minuto per riflettere su cosa sia l’omobitransfobia.

Ebbene, ho capito che è davvero troppo semplice parlare di violenza, parlare di Cecenia.

Perché l’omofobia è ogni volta che stringi la mano del tuo Amore e le persone ti fissano per strada, quasi per spingerti a vergognarti di quello che stai facendo.

Conosco tante persone che non possono dire di essere sposate, di essere fidanzate, perché hanno paura di ritorsioni sul posto di lavoro, hanno paura di non avere una casa dove poter vivere in affitto, sono stanche di tenersi per mano e di vergognarsi di baciarsi.

Conosco altre persone, bisessuali, a cui viene detto “beh è solo una fase”. Ma come fa l’Amore ad essere “una fase”, come fa l’Amore a dover essere qualcosa che “ti passa”? L’Amore, la possibilità di amare non dovrebbe “passare” mai, non dovresti vergognarti di una parte di te, e parlare dell’altra parte di te perché è più accettata, più accettabile.

Dovremmo smetterla di parlare di transessuali solo quando parliamo delle orge dei politici ricchi, come se le persone transessuali fossero solo merce, merce sessuale che troviamo per strada, e non possano essere persone normali.

Perché è questo il  punto, prima delle violenze, prima dell’omobitransfobia che ci lascia i segni sul corpo e sulla vita, dovremmo capire, che è una violenza quotidiana, che si manifesta in tante piccole paure, che, ad un certo punto, assimili ed impari ad usare come guida ai comportamenti quotidiani.

Ed è lì che l’omobitransfobia vince. E sfocia nelle violenze, fino alla morte.

Quando ci vergogniamo di baciarci, perché “è meglio che siano cose da fare privatamente”, quando ci vergogniamo di parlare del nostro Amore, quando ci sentiamo a disagio a tenerci per mano per strada.

Tutto questo è omobitransfobia.

Almeno oggi, pensiamoci, e poi, continuiamo a pensarci ogni singolo giorno. Quando chiediamo a nostra nipote “ma ce l’hai il fidanzatino?”, quando parliamo dei politici che fanno le “orge trans”, quando non lasciamo liberi i nostri figli di Amare, se amano veramente. Quando stiamo zitti e, invece, vorremmo urlare il nostro Amore ad una persona come in una coppia eterosessuale. Quando ci vergogniamo di stringerci la mano.

Oggi, ricominciamo a vincere la paura a piccoli passi, compiendo quei piccoli gesti che possono fare una rivoluzione.