Turismo: togliere ostacoli, eventi compartecipati, conoscenze in rete, film commission, residenze artistiche

Parafrasando Kennedy, chiederemo a tutte e a tutti di fare la propria parte per creare occasioni di interesse attorno alla città, come nuovi “mecenati”, con un ritorno economico derivante da un turismo finalmente all’altezza della situazione per numeri e qualità. Nel pieno rispetto dell’articolo 41 della Costituzione, che parla dei fini sociali e dell’utilità sociale dell’attività di impresa. Oggi registriamo (i dati sono relativi al 2015) 88mila arrivi annui, a fronte di 143mila presenze: mediamente meno di due giorni e una notte. Per aumentare la permanenza dei turisti a Mira, al netto delle logiche condizioni economiche generali delle persone, bisogna impostare un piano di eventi e iniziative di cultura e spettacolo -non ultimi i musei- che non si regga sulle sole forze delle casse comunali. Ma soprattutto favorire la conoscenza reciproca tra reti di produttori, mediatori e consumatori o utenti finali, ad esempio nella gastronomia: ci riferiamo ai prodotti del territorio a filiera cortissima, km “meno che zero”, alcune realtà che a volte manco le categorie conoscono perché sono piazzate fuori scala o fuori dal mercato globale. Inoltre occorre allestire diversamente gli infopoint, pensiamo a quello di villa Levi Morenos che è poco noto e poco accessibile.

E rilanciamo due idee per un moderno e aggiornato marketing territoriale: la prima, una sorta di Film Commission locale per intercettare produzioni cinematografiche da ambientare in Riviera, con ritorno in termini di presenze come avvenuto ad esempio in Puglia, in Piemonte e in Toscana, sfruttando la posizione favorevole tra Venezia e Padova. La seconda: favorire un circuito di residenze artistiche per talenti italiani e internazionali, dal teatro alla musica, dalla letteratura alle arti visive, chiamati a comporre le proprie opere a Mira, sfruttando la sapienza degli artigiani e degli operatori locali e facendo poi conoscere Mira nel mondo. Questo progetto, già sperimentato con successo a Venezia -#primadeldiluvio- e altrove (“le buone pratiche virtuose”), potrà avvalersi della partnership con il mecenatismo locale e della sponsorizzazione di Fondazioni, istituti di studi e ricerca sul modello del Ciset di Oriago, ed enti sovraordinati.