Le famiglie non sono comunità separate, ma vivono nella società. Parliamo di famiglie al plurale, come ha fatto Lavinia mercoledì sera alla scuola San Pio X: quelle fondate su coppie sposate, conviventi, omo ed eterosessuali, i single, le formazioni atipiche, quelle allargate. Tutte meritevoli della considerazione e dei servizi universali che anche il Comune è tenuto ad erogare, nel patto sociale che unisce chi paga le tasse al diritto di essere rappresentato, assistito, valorizzato. Non lasciamo indietro nessuno.

Le coppie più giovani, si sa, sono l’anello fragile: la situazione sociale ha portato la famiglia d’origine ad essere il rifugio, quasi la rendita. Ma in questa circostanza inedita non può essere lasciata al suo destino, così nell’educare, dove la scuola con i propri insegnanti ha assunto anche una funzione suppletiva, quasi di deroga, rispetto alle famiglie idealizzate.

E non ci nascondiamo che è nelle famiglie, non di rado, che i disagi si acuiscono fino alle estreme conseguenze: un’educazione carente agli affetti ha portato alla valanga di femminicidi, tragedie che ad ogni incontro pubblico vogliamo ricordare attraverso Posto Occupato. Donne che -per chiudere un cerchio- spesso mandano avanti le famiglie sulle sole proprie spalle.

Se una realtà cambia, non si possono usare per interpretarla e risolverla gli stessi strumenti adoperati in precedenza: così per l’odio sui network, i rapporti umani vanno coltivati di nuovo, come piantine biologiche. Se mancano asili e servizi, è perché la mano pubblica, lo Stato in primis, ha abdicato al suo compito e operato tagli lineari agli enti locali e alla soddisfazione dei bisogni primari della cittadina e del cittadino.

Là dove la domanda era universale, l’offerta privatizza in ossequio all’unica regola del denaro. In questo torna indispensabile valutare l’operato delle aggregazioni di base, laiche e cattoliche, che sopperiscono con sempre maggiori sforzi all’inefficacia delle risorse istituzionali: se già i buoni pasto scolastici hanno prezzi ridotti in base alle schede ISEE -ma possono averli anche più bassi- urge ad esempio trattare con Actv per ottenere abbonamenti scolastici a tariffe ribassate, specie per le studentesse e gli studenti miresi che vanno a scuola fuori città.

La nostra risposta sta nella promozione degli Stati Generali della Solidarietà: una catena continua, un telefono attivato tra l’amministrazione comunale e le realtà del privato sociale, allo scopo di monitorare le crisi e di mappare il territorio per fornire servizi più qualitativi ed efficienti, sperimentando le buone pratiche valide altrove. Come nel caso delle eccedenze alimentari, ad esempio, è possibile ideare e mettere in campo soluzione inedite, brillanti e capaci di adempiere ai doveri di una comunità verso se stessa.