La lista civica Mira in Comune è composta da persone che già fanno parte di associazioni e comitati, quindi tocchiamo con mano le difficoltà che esse vivono in questo momento. Un esempio concreto è il fatto che per essere qui stasera gli organizzatori hanno dovuto chiedere ad ogni candidato di versare una quota di 100 euro per potere coprire l’affitto del teatro, che supera i 600 euro. Ecco, noi crediamo che simili tariffe siano inaccettabili, e che le iniziative delle associazioni debbano invece essere sostenute con spazi accessibili, strumentazioni, consulenze, affitti più bassi, e meno burocrazia.

Tornando a voi: vorrei iniziare ringraziandovi, perché, per esperienza personale, la cosa più preziosa che regalano le associazioni che come voi si occupano di sociale, è senza dubbio quell’appagante sensazione di essere accolti e accettati così come si è; voi offrite spazi in cui si ha la libertà e il sollievo di poter essere sé stessi, con la massima naturalezza, senza l’abituale terrore di essere giudicati, di non andare bene, di non essere abbastanza, di non piacere agli altri. E questo non vale solo per i cosiddetti “utenti”, ma vale anche per tutti i volontari, gli operatori, i genitori, che trovano nelle vostre associazioni delle piccole oasi in cui stare bene, dove agli sforzi si accompagna sempre una grande gratificazione.

Con queste premesse vale la pena ricordare che il focus delle politiche sociali è la persona (come giustamente segnala il titolo di oggi): che oltre a persone giovani, anziane, con disabilità comprende anche marginalità, povertà, minori, e migranti. Noi vogliamo che la soggettività di ogni persona venga valorizzata ad ogni età e in ogni condizione, vogliamo ragionare in un’ottica comprensiva, che non divida la società in categorie, trattando anziani, giovani, e persone con disabilità come compartimenti stagni, perché questo porta spesso i servizi a non integrarsi fra loro, o addirittura ad entrare in competizione.

Vogliamo che, invece di costringere le associazioni a fare a gara tra loro per accaparrarsi le poche risorse, il Comune connetta tutte le realtà che operano nei servizi sociali, favorisca il crearsi di una rete: tradotto in termini concreti vogliamo convocare a scadenza regolare gli Stati Generali della Solidarietà, che coinvolgano centri anziani, Caritas, associazioni, in una collaborazione stabile che permetta di scambiare buone pratiche, di mappare bisogni e risorse, ma anche di incrociarli fra loro più facilmente (es. eccedenze alimentari).
Il Comune da solo non ce la può fare, un circuito simile permetterebbe invece di intercettare con immediatezza i disagi avendo molte antenne disseminate sul territorio, entrando nell’ottica di offrire dei servizi che vadano incontro al cittadino e non viceversa: l’impostazione attuale è datata rispetto alle nuove povertà, e non si può più stare dentro agli uffici ad attendere che i soggetti in difficoltà ci si rivolgano, servono metodi innovativi.

 

Vogliamo prendere accordi sovracomunali per spendere meno e mettere in condivisione alcune competenze (es. operatori di strada), ma vorremmo che le risorse venissero condivise anche a livello più basso, per esempio con delle “badanti di condominio/quartiere”; vogliamo favorire l’autonomia delle persone anziane o con disabilità, sostenere progetti di vita indipendente (come il futuro appartamento protetto di Anffas) facendo sì che il Comune aiuti a sviluppare progetti innovativi integrandosi con il privato sociale e la Ulss (oggi questi soggetti lavorano gli uni all’insaputa degli altri); in questa direzione il Comune deve impegnarsi affinché le case sfitte vengano date ai casi non solo gravi, seguiti dai servizi sociali, ma anche a giovani coppie, anziani soli, migranti, persone con disabilità che vogliano sperimentare situazioni di autonomia, sostenendo forme di assegnazione innovative come il co-housing sociale e l’autorecupero dell’abitazione. Vogliamo ricollocare a Mira il Distretto Sanitario, nello spazio dell’ex campo da rugby.

Vogliamo facilitare l’intergenerazionalità, favorire l’incontro fra diverse culture, diverse età, diverse abilità, per esempio allargando ad altri luoghi numerose iniziative virtuose che già vengono messe in pratica in alcuni centri anziani, tra cui il C’entro Anch’io di Oriago, favorire contesti in cui i giovani possano ad esempio insegnare agli anziani come usare le tecnologie, e che a loro volta gli anziani con dei laboratori manuali trasmettano ai più giovani i mestieri di una volta, le loro conoscenze, in modo che queste tradizioni artigianali non vadano perse. Portare i nonni negli asili e i bimbi nelle case di riposo per mutua compagnia e conoscenza, organizzare iniziative di recupero dei vecchi giochi -oltre che dei vecchi mestieri- ma anche favorire una integrale conoscenza dei luoghi vissuti, con visite guidate “esperenziali”, legate anche a ciò che è accaduto negli anni e non solo alla geografia.

Vogliamo organizzare momenti di aggregazione specifici e periodici, come mercatini, incontri, feste, concerti, delle giornate a tema, dei pranzi di quartiere, facilitare le iniziative delle associazioni, per ricucire i rapporti sociali che partono dal vicinato e arrivano alla città intera. Questo si collega inevitabilmente alle nostre proposte sulla cultura, lo sport, gli spazi: vogliamo favorire nelle scuole l’educazione alle differenze e all’affettività, insegnando ai ragazzi ad accettare se stessi e a convivere con l’altro con serenità e rispetto; vogliamo che l’attuale Sportello Donna diventi un vero e proprio centro antiviolenza; vogliamo restituire alla cittadinanza tutti gli spazi pubblici come il teatro, le ville, le biblioteche, i parchi; creare dei punti di aggregazione per tutte le età tenendo le scuole aperte al pomeriggio, vorremmo riqualificare per ogni frazione un “punto gioco”, con campetti e punto ristoro sul modello cogestito del Cafè Zoïde di Parigi. Vogliamo formare una nuova leva di volontari con una chiamata civica; utilizzare le convenzioni di alternanza scuola-lavoro per coinvolgere i ragazzi in manifestazioni culturali; vogliamo avviare un’orchestra dei giovani; vogliamo che i ragazzi fossero autonomi negli spostamenti invece di avere sempre la “mamma-taxi”: quindi un sistema di percorsi ciclabili che unisca le frazioni e un biglietto unico che non costi 20 euro al giorno.

Vogliamo che a Mira ciascuno trovi ciò di cui ha bisogno.

Vogliamo ricreare il tessuto sociale e il senso di comunità, prendendoci cura assieme del nostro territorio e delle persone, combattendo la solitudine di molti, creando occasioni per stare insieme. Noi non lasciamo indietro nessuno, vogliamo che non ci si senta mai soli, perché di esclusione sociale si muore: anche a Mira.