I Comuni hanno subito pesantissimi tagli, oltre al patto di stabilità. Le risorse sono sempre minori -ha detto Mattia Donadel, capolista di Mira in Comune, in assemblea pubblica a Piazza Vecchia- per cui è necessario dire dei sì e dei no, non fare passi più lunghi della gamba, soprattutto stabilire le priorità: per noi sono la terra, l’acqua, l’aria, la casa, i servizi alla persona, gli spazi pubblici (verdi e non), l’economia solidale. Tuttavia delle scelte possono essere fatte: 333mila euro l’anno per aprire i ponti sono insostenibili, o arrivano risorse dagli enti sovraordinati o bisogna fare in modo -arrivando a modificare il regio decreto del 1904- che chi transita per commercio paghi una quota della manutenzione delle rive e degli argini, così le risorse vengono dirottate dove serve. La geometria del bilancio può variare grazie a scelte intelligenti: come la sistemazione dei vecchi trosi, rete alternativa alle piste ciclabili interrotte. Le soluzioni ci sono approfondendo i problemi, entrando nel merito tecnico delle questioni: la classe politica ha perso competenze e visione nel tempo, si è appiattita sul basso livello di conoscenza generale. Cosa hanno fatto invece i comitati a Mira? Hanno preso in mano le carte, le hanno valutate, hanno chiesto pareri e abbiamo scoperto che sistematicamente i primi a non rispettare le leggi erano alcuni enti locali, sfruttando l’onnipotenza dei burocrati. Occorre quindi formare chi vuole amministrare, dislocare sindaco e assessori lungo tutto il territorio e meno negli uffici, anche per “prendersi le parole”, e risolvere le criticità con metodo sperimentale, mutuando buone pratiche là dove hanno funzionato.