La Nuova Venezia 27 giugno 2017
Zapparoli: «Una conquista del Pd unito»
MIRA «Il Pd torna al governo di Mira dopo cinque anni di traversata nel deserto. Dopo anni in cui i servizi nel territorio si sono impoveriti e bisognerà riallacciare i legami con il resto del comprensorio». Giorgio Zapparoli, segretario del Pd locale, festeggia il ritorno del Pd, con il 22% dei consensi del primo turno a partito leader ma ricorda anche i problemi da affrontare. «Il Pd scegliendo Marco Dori come candidato sindaco», spiega Zapparoli, «ha fatto una scelta strategica importante. Ha scelto una figura esterna ai partiti e poi ha deciso di aprirsi alle istanze della società recependo il cambiamento che era in atto». Zapparoli poi sottolinea come il Pd abbia lavorato insieme e unito per raggiungere un risultato importante. Molti danno proprio a Zapparoli e alla sua capacità di fare da trait d’union, il merito di aver fatto convergere sulla candidatura di Dori anche il consenso di “Articolo 1” il movimento dei bersaniani e di Roberto Speranza fuoriuscito dal Pd.«Siamo riusciti», dice Zapparoli, «a tenere il partito insieme nonostante le diverse anime e sensibilità. La figura di Dori è servita da collante e da elemento catalizzatore, ma tutti hanno fatto fino in fondo la loro parte». I Cinque Stelle per Zapparoli hanno lasciato Mira davvero in pessime condizioni. «La loro caratteristica principale», secondo il segretario del Pd, «è stata l’immobilismo. Ma anche restando fermi alla fine si fanno danni», dice, «e per questo basta pensare al caso del distretto sanitario non realizzato e ai tanti no pronunciati solo per motivi ideologici. Si pensi poi allo stato in cui è ridotta la manutenzione stradale nelle sette frazioni. È arrivato il momento di ripartire, e questo partito dalle radici antiche sarà il motore di questo cambiamento per Mira nei prossimi cinque anni. L’ora dei proclami è finita, siamo il partito della concretezza».

Soddisfazione per la vittoria di Dori arriva anche dalla candidata di sinistra della lista “Mira in Comune ” Lavinia Vivian. Che però al Pd mette dei paletti precisi: «Siamo soddisfatti di aver contribuito», dice la Vivian, «ad evitare alla città di Mira una brutta fotocopia del modello fucsia al governo a Venezia: personalista, autoritaria e senza radici. Siamo anche consapevoli tuttavia delle distanze che intercorrono tra la nostra piattaforma e quella di chi ha vinto le elezioni: in particolare di quel Pd che al governo nazionale in questi anni, tra le altre cose, ha avallato le politiche di austerity». «Misureremo quindi», conclude Lavinia Vivian, «la volontà del nuovo sindaco Marco Dori di segnare o meno una discontinuità rispetto a questa china pericolosa, a cominciare dal rispetto degli impegni sottoscritti dopo il primo turno con Mira in Comune: in particolare per quanto riguarda la salvaguardia dell’ambiente contro le grandi opere, l’aumento e la rimodulazione della spesa sociale, la restituzione degli spazi pubblici alla comunità e l’abbattimento dei costi e della burocrazia per le associazioni». (a.ab.)