La Nuova Venezia 22 marzo 2018
«Nei campi solo concime organico»

MIRA «Sul terreno, conformemente ai nuovi indirizzi della ricerca universitaria, viene utilizzata per la concimazione una sostanza organica derivante dalla digestione anaerobica di biomasse di provenienza esclusivamente agricola, vegetale e zootecnica». Nessuna sostanza proibita. A fare chiarezza dopo le richieste da parte del comitato Opzione Zero di analisi sui 460 ettari sui terreni di Giare e Dogaletto è l’azienda agricola Sant’Ilario che li gestisce. Opzione Zero ha posto il dubbio che sui terreni vengano sparsi liquami come il digestato che possono essere mescolati con materiali pericolosi come metalli pesanti. Per questo è stato chiesto l’intervento del Comune, dell’Arpav e delle forze dell’ordine. Sulla vicenda presenterà un’interrogazione in consiglio comunale anche la consigliera Lavinia Vivian del gruppo “Mira in Comune”.«Le attività che ci vengono attribuite», spiega l’azienda, «nulla hanno a che vedere con le pratiche svolte dalla nostra azienda che, anzi, sta investendo molto non solo nello sviluppo tecnologico per le lavorazioni a basso impatto, ma anche su una nuova concimazione con ammendanti naturali. I nuovi indirizzi per proteggere l’ambiente puntano a preservare e aumentare la quantità di sostanza organica nel terreno: un risultato che con la concimazione chimica non si può ottenere ma che al contrario viene raggiunto con la distribuzione di compost».La società agricola Sant’Ilario è costituita da altre tre società: Agrilux, Bioman e Villette SpA. Tutte le società fanno parte del gruppo Finam, la holding di proprietà della famiglia di Angelo Mandato, noto manager nel campo di rifiuti e biomasse. ll nesso tra società di rifiuti e società agricole si spiega in vari modi. Bioman detiene quasi la metà delle quote della società Sesa che per il 51% è invece di proprietà del Comune di Este. La Sesa ha proprio a Este un grande impianto di trattamento del rifiuto umido che arriva da tutto il bacino veneziano e padovano, ma accoglie anche rifiuti provenienti da Napoli e da Roma. Parte di quel prodotto, secondo i comitati, sarebbe sparso come fertilizzante a Gambarare. «Non compete a noi difendere Sesa», spiega l’azienda Sant’Ilario in una nota, «considerata all’avanguardia in Europa per la gestione degli scarti di cucina da raccolta differenziata, premiata da Legambiente nel 2017. Comprendiamo le preoccupazioni, ma respingiamo strumentalizzazioni rivolte a chi come noi difende l’ambiente investendo in agricoltura con iniziative concrete e importanti».

(Alessandro Abbadir)