La Nuova Venezia 7 aprile 2018
«Il cogeneratore deve essere subito spento»
MIRA«L’ordinanza di sospensione dell’attività del cogeneratore di Giare è insufficiente e ambigua. Nessuna sanatoria per un impianto inquinante, speculativo e abusivo». Il comitato Opzione Zero e centinaia di cittadini hanno avviato con due avvocati una diffida legale al Comune di Mira ad agire per rimuovere le opere. In caso di inadempienza è pronta la denuncia alla Procura contro il Comune di Mira. La diffida ha l’obiettivo di indurre il Comune di Mira a mettere in atto i provvedimenti del caso e a impedire una sorta di “sanatoria” di fatto per un impianto inquinante. La questione è quella annosa del cogeneratore di Giare in via Onari. Il problema era iniziato nel 2010 all’epoca della giunta guidata dall’ex sindaco Michele Carpinetti, quando la società S. B. Energy srl con sede a Mestre, ha presentato il progetto per l’installazione di un cogeneratore a olio vegetale e animale per produrre energia elettrica e termica in zona Giare.L’obiettivo: ridurre le emissioni di Co2 fossile grazie alla combustione di biomassa, ma per i comitati dei residenti il cogeneratore è sempre stato fuori norma e questo ora lo hanno accertato Comune e Arpav disponendone la chiusura. Una chiusura, però, che per i comitati è solo un palliativo. «Opzione Zero aveva preannunciato», spiega il presidente Mattia Donadel, «se l’amministrazione mirese non avesse agito per dismettere completamente il cogeneratore di Giare. Oggi è arrivata la diffida al Comune da parte dei legali, che supportano il comitato e alcuni residenti di via Onari. Abbiamo valutato infatti che l’ordinanza di sospensione dell’attività emessa lo scorso 17 gennaio dal dirigente comunale è insufficiente e ambigua. Questo provvedimento, preso solo dopo le pressioni esercitate in Consiglio Comunale dagli abitanti e dalla consigliera Lavinia Vivian, lascia ampi spazi al nuovo gestore dell’impianto, la ditta Samox, subentrata alla S. B Energy, per sanare un abuso edilizio».Il comitato Opzione Zero affiancato da due legali va nel dettaglio: «La vicenda pure se articolata», spiega, «è molto chiara: l’impianto era stato costruito tramite procedura semplificata D. I. A. (dichiarazione di inizio attività), consentita per i cogeneratori a biomassa, cioè per quegli impianti che producono sia energia elettrica che energia termica. Si è scoperto che le strutture per il recupero del calore (teleriscaldamento) non sono mai state costruite e che il motore brucia oli e grassi animali e vegetali solo per fare corrente elettrica finalizzata a ricevere gli incentivi europei. Questa evidenza è stata ammessa anche dalla stessa Samox e dunque sono ormai certi i presupposti che configurano l’abuso edilizio, in quanto le strutture costruite sono difformi da quelle inizialmente dichiarate». Precise le conclusioni: «In questi casi il Comune dovrebbe applicare i poteri di vigilanza conferiti dal regolamento edilizio», aggiungono dal comitato, «cioè disporre la rimozione delle opere. Invece nell’ordinanza il Comune dice alla Samox di farsi rilasciare dalla Regione una nuova autorizzazione per la sola produzione dell’energia elettrica».
Alessandro Abbadir